6 GRADI DI SEPARAZIONE E LA FICTION
Sei gradi di separazione (Six Degrees of Separation) è un’ipotesi sociologica secondo la quale qualunque persona può essere collegata a un’altra, attraverso una catena di conoscenze, con non più di 5 intermediari. Tale teoria è stata proposta per la prima volta nel 1929 dallo scrittore ungherese Frigyes Karinthy in un racconto breve intitolato “Catene”.
Dopo numerosi studi e sperimentazioni che hanno tentato di avvalorarla, l’ipotesi è approdata nell’arte visiva contemporanea, tv e cinema. Dall’omonimo film del 1993 con Will Smith (Regia di Fred Schepisi con Donald Sutherland, Ian Mckellen, Heather Graham, cammeo di J.J. Abrams) - un ragazzo che irrompe nella vita di coppie altolocate in cerca di aiuto dopo un’aggressione subita a Central Park, asserendo inoltre di essere figlio di Sidney Poitier e compagno di studi dei loro figli – alla fiction televisiva che attinge a piene mani a ogni risvolto della teoria. In primis “Sei gradi di separazione” (Six Degrees), serie tv prodotta da J.J. Abrams, che ritrae la vita di sei newyorkesi (3 uomini e 3 donne) che non si rendono conto, non conoscendosi (almeno all’inizio), di essere irrimediabilemnte legati tra loro e di influenzarsi indirettamente l’un l’altro (stroncata dall’audience basso), poi non è da scartare anche la citazione di Battlestar Galactica 2003 (stag 1, episodio 11) e un riferimento in The L World (in cui ogni personaggio è legato a un altro grazie a una “rete” di rapporti sentimentali/sessuali). Esempi eccellenti rimangono comunque due grandi campioni d’ascolto della fiction televisiva attuale: Lost (ancora J.J. Abrams), in cui i vari flash back palesano connessioni pre-crash dei diversi personaggi (es: Libby che regala la barca del defunto marito a Desmond, e che incontra Hurley nel centro di igiene mentale), e Heroes, nel quale i vuoti narrativi e gli interrogativi di certi protagonisti vengono colmati e trovano risposta nella story-line di altri (evito gli spoiler). Comunque, in entrambi, i personaggi sono legati da un’impercettibile filo conduttore che tesse inesorabilmente un arazzo che solo l’episodio finale della serie rivelerà nella sua interezza.